Incontri in aeroporto!

Quando al ritorno dalla tua vacanza a Palermo, ti tocca aspettare 3 ore nel minuscolo aeroporto di Treviso, hai solo due scelte: morire di noia o trovare un modo per passare il tempo. Armata di cellulare e block notes, sono riuscita a sopravvivere fino al momento di mettersi in fila per l’imbarco. Ma siccome la Ryanair non delude mai, l’imbarco non era ancora iniziato quindi usai la mia valigia come sedia e nell’attesa mi appassionai ai discorsi di 2 signori inglesi sulla sessantina che stavano tornando a casa dopo la loro vacanza in giro per l’Italia. Quel caldo che io era tanto triste di lasciarmi dietro, per loro era davvero troppo e si interrogavano su come fosse possibile vivere a quelle temperature. Ma a colpirmi particolarmente fu la dolcezza del sorriso e dello sguardo di quella bella signora mentre guardava il marito fare una simpatica imitazione del modo di parlare degli italiani. Pensai che fosse davvero difficile imbattersi in una coppia all’apparenza così innamorata a quell’età, quindi rimasi ad osservarla per un po’. In quel preciso istante la voce della signorina all’altoparlante interruppe tutte le conversazioni per annunciare che il nostro volo era in ritardo di ben due ore e mezza causa mal tempo. Ho tradotto ciò che disse per la graziosissima coppia prima che l’hostess ripetesse il tutto in inglese e mi allontanai dalla fila per andare a sfogare in un gelato il dispiacere di dover aspettare altre infinite ore in quell’aeroporto. Non so come, riuscì a resistere per tutto il tempo necessario a portarmi di nuovo in fila per l’imbarco e nel giro di pochi minuti eravamo già tutti sull’aereo. Data la mia solita fortuna, il mio era il posto centrale, tra un ragazzino, al lato del finestrino, che a quanto pare aveva molto sonno arretrato dato che già dormiva profondamente, e un signore inglese. Mi piace volare, mi piacciono meno le turbolenze. Solitamente riesco comunque a far finta di nulla, ma quella subito dopo il decollo, fu una turbolenza così forte (la sensazione fu quella di aver perso quota di parecchi metri in due secondi), accompagnata dall’accensione del segnale delle cinture, che non riuscì a nascondere un pizzico di paura sul mio volto. Intervenne subito il signore seduto accanto a me, dicendomi: “Dai, questa è la parte più bella, sembra di essere sulle giostre! Appena superiamo le nuvole smette!”. Mi cominciò a raccontare che aveva un passato da pilota e che la parte inferiore delle nuvole è quella più acquosa e quindi quella che provoca più turbolenze, ma che in realtà, non c’è assolutamente alcun pericolo. Solitamente sull’aereo mi piace stare per i fatti miei, ad ascoltare la musica, leggere o dormire, ma i suoi discorsi mi avevano proprio catturata. Marco, questo è il suo nome, ha origini spagnole, messicane, inglesi e grazie ad un lontano parente anche italiane. Ha vissuto in Spagna per un periodo e parla come madrelingua inglese e spagnolo (con tanto di differenza tra accento catalano e messicano), abbastanza fluentemente francese e giapponese e stava cercando di imparare l’italiano. Ama viaggiare, soprattutto in compagnia di sua moglie Pat (diminutivo di Patricia), che si trovava su quello stesso aereo ma gli erano stati assegnati due posti lontani. Hanno visitato tutti gli stati dell’Europa tranne la Bielorussia e la Moldavia e tutti gli stati dell’America, tranne Alaska e Venezuela. Sono stati in Australia ma gli mancano ancora molti paesi sia in Asia che in Africa. Lui mi raccontava di tutti i suoi viaggi e io lo ascoltavo con ammirazione. Mi ha fatto vedere casa sua su google maps in una cittadella vicino Nottingham e mi disse che tra i suoi progetti futuri c’è quello di passare 3 mesi in Italia per imparare meglio la lingua. Affitterà una piccola casetta, di mattina frequenterà un corso di lingua e il pomeriggio metterà in pratica ciò che ha imparato parlando con gente del luogo. “E la sera? Relax!” esclamai io, ma lui mi rispose con un “Oh, no! Mi potrò rilassare abbastanza non appena muoio. La sera visito la città in cui sto e quelle vicine, poi torno a casa e guardo un film italiano in modo da poterlo commentare l’indomani con qualcuno”. Sono sicura che in 3 mesi saprà parlare l’italiano benissimo, non si sa ancora esprimere ma sa già leggere abbastanza bene, cosa che mi dimostrò leggendomi un foglio con le norme per il rimborso spese ritardo volo di Ryanair che mi regalò così che potessi chiedere anch’io il rimborso, poi mi tempestò di domande linguistiche come “perché se il fratello è femmina non si dice fratella”. Il volo sembrò durare pochissimo, e mentre scendevamo dall’aereo mi faceva segno di seguirlo perché ci teneva a presentarmi sua moglie. Non appena mi vide, lei esclamò subito “Hello again!”. Non avevo riconosciuto lui, ma era impossibile non riconoscere il bel sorriso di lei… era la coppia incontrata in fila per l’imbarco. Ci mettemmo in coda per i controlli alla dogana insieme, mi chiesero dei miei progetti futuri e mi promisero che sarebbero venuti a mangiare un dolce dove lavoro io la prossima volta che si trovavano dalle parti di Nottingham (il tutto accompagnato da una magnifica imitazione da parte di lui dell’accento di Nottingham). Un controllore divise i passeggeri e io capitai in una fila diversa e decisamente più lenta della loro. Li vidi superare i controlli mentre io non ero ancora neanche a metà della fila. Si girarono a cercarmi con lo sguardo ma non mi videro, sperai di rincontrarli alla fermata dei pullman ma probabilmente il loro era già partito perché non c’erano. Non so dire con esattezza il perché ma quei racconti mi riempirono così tanto di ammirazione nei loro confronti che probabilmente non li dimenticherò mai e mi dispiace tantissimo non essere riuscita a prendere un contatto. Ma chissà, magari davvero un giorno verranno a mangiare da Heavenly Dessert… spero non durante il mio giorno libero.


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